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Si riscontrano nella vita di Selinunte di questo periodo
numerosi personaggi illustri e famosi: Aristosseno, filosofo;
Aristotile, oratore; Teleste, poeta; Acronte, scultore;
Poliedo, pittore. Anche Empedocle, una delle figure più
luminose in cui si sia espresso il genio dei greci, lasciò la
sua opera a Selinunte liberando la città dalla malaria e
meritando per i lavori idraulici, eseguiti a sue spese, onori
quasi divini: una effigie nelle loro monete ed una edicola
votiva a lui consacrata.Ma i colonizzatori greci di Selinunte
non si limitarono in realtà ad impadronirsi della costa verso
oriente, ma vollero aprirsi la strada anche verso occidente in
direzione di Mazara e verso settentrione in direzione di
Segesta, con la quale la rivalità divenne perciò inevitabile.Ed
è dalla tensione esistente tra Selinunte e Segesta che ebbe
inizio la lunga, dura guerra che culminò con la fine
dell'ellenismo siciliota.
Pentatlo di Cnido,
che si vantava di discendere da Eracle, giunto in Sicilia con
il proposito di stanziarsi a Lilibeo (Marsala) verso il 580 a.
C., trovò Selinuntini e Segestani in guerra; alleatosi con i
primi, mori' in battaglia.E l'appello che Segesta, minacciata
dall'espansionismo selinuntino, fece ad Atene fu la causa
immediata della spedizione ateniese del 415 a.C., che si
risolse in una catastrofe, preludio dello sfacelo della
potenza di Atene.
Alcuni anni dopo, nel 409
a.C., Cartagine, dopo un assedio di 9 giorni, al termine di
una guerra lampo, la rase al suolo.La tradizione confluita
nello storico Diodoro Siculo narra con impressionante realismo
la distruzione di Selinunte ad opera dei Cartaginesi.
Caduta la città, i
barbari mercenari saccheggiarono quanto c'era di valore nelle
abitazioni: gli abitanti venivano rinchiusi e costretti a
morire asfissiati, arsi vivi o schiacciati dal peso dei tetti
e dei muri, oppure trascinati all'aperto e sgozzati senza pietà,
senza portare alcun rispetto al sesso o all'età, compresi i
ragazzi, i bambini, donne e vecchi.Inoltre mutilavano i
cadaveri secondo l'uso del proprio paese.
Non pochi ostentavano dei
trofei di mani mozzate e legate insieme l'una all'altra; altri
portavano in giro teste infilzate sopra le loro aste
barbariche.Annibale, nipote di quell'Amilcare che era stato
vinto ed ucciso da Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento
nella grande battaglia di Imera del 480 a.C., fa risparmiare
soltanto le madri che hanno trovato rifugio nei templi insieme
con i figli.Solo a queste salva la vita e non già per
sentimento di umanità, ma unicamente per tema che le donne,
persa ogni speranza di salvezza, possano dar fuoco ai templi,
e così togliere a lui ogni possibilità di saccheggiare i
tesori ivi custoditi.Circa sedicimila vennero massacrati e più
di cinquemila vennero condottti in schiavitù.
Fu
altrettanto crudele a Imera, dove strappò ai soldati
furibondi 3000 cittadini, per condurli sul luogo dove era
stato ucciso suo nonno Amilcare, e farveli perire dopo atroci
torture. Solo 2.600 cittadini selinuntini trovarono salvezza
rifugiandosi ad Agrigento e Sciacca, dove vennero accolti ed
assistiti con ogni cura.
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